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Plicometro e plicometria: guida pratica per professionisti

Plicometria nella pratica dello studio: come scegliere il plicometro, i punti di repere, le equazioni più usate e gli errori che falsano la misura.

Di Team Oltredieta

Il plicometro è lo strumento più economico che puoi mettere in studio per valutare la composizione corporea, e allo stesso tempo il più difficile da usare bene: la qualità del dato dipende quasi interamente dalla tua manualità. Questa guida copre la scelta dello strumento, il protocollo di misura e gli errori che vedo più spesso falsare i risultati.

Cos'è la plicometria e cosa misura davvero?

La plicometria misura lo spessore delle pliche cutanee, cioè del pannicolo adiposo sottocutaneo sollevato tra pollice e indice in punti anatomici precisi. Dalle pliche, tramite equazioni predittive, si stima la densità corporea e da questa la percentuale di massa grassa.

A differenza della bioimpedenziometria, che stima la composizione globale passando per l'acqua corporea, la plicometria misura direttamente il grasso sottocutaneo nel punto scelto. Il limite speculare: non vede il grasso viscerale, quello metabolicamente più rilevante.

Quale plicometro scegliere?

Tre fasce, tre usi:

  • Plicometri in plastica (fascia economica): vanno bene per iniziare e per l'autovalutazione guidata, ma la pressione delle ganasce non è costante e la scala è meno leggibile. Errore strumentale più alto.
  • Plicometri meccanici professionali (tipo Harpenden o Holtain, la fascia di riferimento): pressione costante di 10 g/mm² sulle ganasce a qualsiasi apertura, scala di lettura fine. Sono lo standard usato per sviluppare la maggior parte delle equazioni: se usi quelle equazioni, questo è lo strumento coerente.
  • Plicometri digitali: lettura più comoda e talvolta connessa, stessa importanza della meccanica di base. Il display non compensa una plica presa male.

Per uno studio, il meccanico professionale è l'investimento giusto: dura decenni e mantiene la taratura.

Quali sono i punti di repere fondamentali?

Dipende dall'equazione che userai, ma i più comuni nella pratica italiana sono:

  • tricipitale: verticale, punto medio tra acromion e olecrano;
  • bicipitale: verticale, stesso livello della tricipitale sul davanti;
  • sottoscapolare: obliqua, sotto l'angolo inferiore della scapola;
  • soprailiaca: obliqua, sopra la cresta iliaca sulla linea ascellare media;
  • addominale: verticale, a fianco dell'ombelico;
  • coscia: verticale, punto medio tra piega inguinale e rotula.

Il protocollo conta più dell'elenco: lato destro del corpo (o sempre lo stesso), plica sollevata un centimetro sopra il punto di misura, lettura entro 2-3 secondi dall'applicazione delle ganasce, tre misure per punto e si usa la mediana.

Quale equazione usare per la massa grassa?

Le più diffuse nella pratica:

  • Jackson & Pollock (3 o 7 pliche): la più usata su adulti sportivi e popolazione generale;
  • Durnin & Womersley (4 pliche): pratica e veloce, buona per la routine di studio;
  • Slaughter (2 pliche): riferimento in età pediatrica.

Due regole. Primo: l'equazione va scelta in base alla popolazione su cui è stata validata (età, sesso, livello di attività del tuo paziente). Secondo: mai confrontare nel tempo risultati calcolati con equazioni diverse. Se cambi equazione, ricalcoli lo storico o riparti.

Quali errori falsano la plicometria?

I cinque più frequenti:

  1. Punto di repere impreciso: due centimetri di differenza cambiano la plica anche del 30%. Usa reperi ossei, non "a occhio".
  2. Plica presa col muscolo: chiedi al paziente di contrarre e rilasciare per assicurarti di aver isolato solo cute e sottocute.
  3. Lettura tardiva: le ganasce comprimono il tessuto, dopo 4-5 secondi il valore scende ancora. Leggi sempre nello stesso momento.
  4. Misure post-allenamento o con pelle umida: l'iperemia gonfia i valori.
  5. Operatori diversi tra una visita e l'altra: la plicometria ha un'ottima ripetibilità intra-operatore e una pessima ripetibilità inter-operatore. Nei follow-up, misura sempre tu.

Come per la BIA, il singolo valore vale poco: il trend su settimane e mesi è il dato clinico.

Come registrare e usare i dati nel follow-up?

Il valore della plicometria emerge solo se ogni misura finisce in uno storico strutturato: stessa equazione, stessi punti, stesso operatore, e un grafico che il paziente possa capire al volo. La plica addominale che scende mentre il peso resta stabile è uno dei messaggi più motivanti che puoi dare a un paziente in ricomposizione corporea.

Su Oltredieta le misurazioni antropometriche entrano in cartella a ogni visita e diventano automaticamente grafici di andamento che il paziente vede anche dall'app: il dato che raccogli in 5 minuti di plicometria continua a lavorare per te tra una visita e l'altra.

Domande frequenti

Meglio il plicometro o la bilancia impedenziometrica? Sono complementari: la plicometria misura il sottocute in punti specifici ed è ottima per il monitoraggio se fatta sempre dallo stesso operatore; la BIA è più veloce e stima anche l'acqua corporea. Molti studi usano entrambe.

Quanto costa un plicometro professionale? I meccanici professionali di riferimento costano tra 200 e 500 euro e durano una carriera. Le alternative in plastica partono da 10-20 euro con precisione inferiore.

Ogni quanto ripetere la plicometria? Ogni 4-6 settimane: i cambiamenti del pannicolo adiposo sono lenti e misurazioni troppo ravvicinate rilevano solo l'errore di misura.

La plicometria è attendibile sui pazienti con obesità? Sopra certi spessori la plica diventa difficile da sollevare e le equazioni perdono validità. In questi casi meglio circonferenze, rapporto vita-fianchi e BIA.


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